• Massimo Melpignano, nuova punta di diamante in Konsumer Italia

    • 24/04/2018

    Konsumer si arricchisce di nuove personalità e professionalità: ad entrare in squadra è il noto cassazionista, Avvocato Massimo Melpignano, il quale ha ottenuto dalla presidenza le deleghe per il settore banca e finanze e per la rete nazionale dei professionisti ed esperti.

    Docente, mediatore e avvocato cassazionista, Massimo Melpignano è stato consulente del comune di Bari per le politiche dei consumatori e mediazione e da sempre ha esercitato la sua professione perseguendo fini sociali, con l’intento di facilitare la comprensione di tematiche complesse (come la finanza e le banche) ad una platea quanto più vasta possibile. Dopo anni di battaglie presso i tribunali di tutta Italia per la tutela dei diritti dei consumatori e dei clienti delle banche, l’avv. Melpignano si è avvicinato a Konsumer con l’entusiasmo e la voglia di creare valore e mettere in campo la propria esperienza per nuovi progetti.

    “Ho sempre creduto al ruolo che le associazioni di tutela dei consumatori possono svolgere per generare la crescita consapevole del cittadino nonchè per ampliare il dialogo con le controparti, - dichiara Massimo Melpignano, neo responsabile nazionale settori banche e finanza di Konsumer, - Oggi la vera sfida del consumerismo è occupare un ruolo centrale nella ricerca di soluzioni condivise per il bene della collettività. Ho trovato questi stessi valori in Konsumer Italia e sono onorato di entrare a fare parte di questa grande e bella famiglia. Ringrazio i dirigenti nazionali ed il Presidente Fabrizio Premuti per avermi voluto schierare in prima linea per l'affermazione di questi valori”.

    “A nome di tutti i volontari che operano all’interno della nostra associazione, ringrazio e do il benvenuto a Massimo, - dichiara Fabrizio Premuti, Presidente Konsumer Italia-, sono convinto che questo sia l’inizio di una serie di azioni e progetti forieri di opportunità per Konsumer e per tutti i cittadini”.

    Per avvicinarsi a Massimo, al suo essere educatore prima che avvocato, si consiglia di vedere questo video

    Brutti come il debito - Conferenza spettacolo

     

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  • Banca d'Italia ai consumatori: "Attenti ai BitCoin"

    • 29/03/2018
     
    Le valute virtuali sono prodotti estremamente rischiosi e speculativi; la formazione del loro prezzo è spesso non trasparente;vi sono chiari segnali di una bolla nei prezzi di queste valute o di strumenti finanziari a esse collegate; non vi sono né forme di protezione né specifiche garanzie legali.
    Sono solo alcuni dei rischi delle monete virtuali che Banca d'Italia ha segnalato con un comunicato del 19 marzo.
    Cosa sono le  “valute virtuali”?
    Le c.d. valute virtuali sono rappresentazioni digitali di valore, utilizzate come mezzo di scambio o detenute a scopo di investimento, che possono essere trasferite, archiviate e negoziate elettronicamente (2). Alcuni esempi sono Bitcoin, LiteCoin, Ripple. Create da soggetti privati che operano sul web, le valute virtuali non devono essere confuse con i tradizionali strumenti di pagamento elettronici (carte di debito, carte di credito, bonifici bancari, carte prepagate e altri strumenti di moneta elettronica, ecc.). Le valute virtuali differiscono dalle piattaforme elettroniche finalizzate esclusivamente a favorire transazioni assimilabili a forme di baratto. Esse non rappresentano in forma digitale le comuni valute a corso legale (euro, dollaro, ecc.); non sono emesse o garantite da una banca centrale o da un’autorità pubblica e generalmente non sono regolamentate. Le valute virtuali non hanno corso legale e pertanto non devono per legge essere obbligatoriamente accettate per l’estinzione delle obbligazioni pecuniarie, ma possono essere utilizzate per acquistare beni o servizi solo se il venditore è disponibile ad accettarle.
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  • ANATOCISMO: MULTA BANCHE PER 11 MILIONI DI EURO

    • 24/11/2017

    ANATOCISMO: MULTA BANCHE PER 11 MILIONI DI EURO


    L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato, deliberando la chiusura di tre procedimenti istruttori per pratiche commerciali scorrette, UniCredit S.p.A. (5 milioni di euro), Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. (4 milioni di euro) e Intesa San Paolo S.p.A. (2 milioni di euro) per un ammontare complessivo di 11 milioni di euro. E’ in particolare emerso all’esito dell’attività istruttoria che le banche hanno attuato una politica di forte spinta all’acquisizione delle autorizzazioni all’addebito in conto corrente nei confronti della clientela adottando varie strategie con le quali i clienti sono stati sollecitati a concedere l’autorizzazione, nel presupposto che l’addebito in conto corrente degli interessi debitori fosse il modus operandi ordinario e senza considerare le conseguenze di tale scelta in termini di conteggio degli interessi sugli interessi debitori. ale strategia è stata sostenuta da varie azioni finalizzate all’acquisizione delle autorizzazioni da parte della clientela che ancora non aveva effettuato la scelta, attraverso sollecitazioni e monitoraggio da parte della rete e delle funzioni/strutture interne coinvolte, sia sui canali fisici (posta e filiali), sia sull’internet banking. Ciò è avvenuto con l’uso di comunicazioni personalizzate precompilate, email e pop-up nella homepage delle aree clienti volti all’attivazione delle procedure di autorizzazione on line preventiva all’addebito in conto degli interessi debitori che non consentivano al consumatore di fornire il diniego espresso all’autorizzazione. Le banche, nell’adottare tali politiche, hanno fatto attenzione nell’informativa fornita ai clienti a rilevare solo le possibili conseguenze negative in caso di mancata autorizzazione, evidenziando gli effetti in caso di mancato pagamento degli interessi in termini di interessi di mora e di segnalazione alle banche dati finanziarie e creditizie sui cattivi pagatori, e non accennando alle conseguenze dell’autorizzazione connesse con l’applicazione di interessi anatocistici.

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  • Crisi Banche Popolari, che fare? Il parere di un esperto.

    • 14/06/2017

    Crisi banche popolari. Cosa fare?

    È oramai nota la crisi in cui versano alcune banche popolari. È, parimenti, conclamato l’ingente danno economico che ciò ha determinato a molti obbligazionisti e azionisti.

    Cosa fare per recuperare le perdite subite?

    Innanzitutto si deve precisare che chi ha aderito a transazioni individuali o “collettive” ha scelto di perdere il diritto di agire contro la banca per il ristoro del danno subito in conseguenza della svalutazione delle azioni e delle obbligazioni unilateralmente convertite in azioni dalla banca.

    Per quanti invece non si siano ancora attivati, è utile segnalare che sono oramai svariate le sentenze che, in tutta Italia, stanno condannando le banche al pagare al socio, risparmiatore, azionista, quanto investito, e quindi successivamente perso, in azioni e obbligazioni.

    Non è questa la sede per una disamina tecnica ed approfondita delle singole doglianze, e si avverte, per serietà, che ogni generalizzazione porta con sé un grado di approssimazione. Infatti la posizione di ciascun soggetto è differente e merita una dedicata e accurata valutazione.

    Sì può perciò certamente affermare che solo una volta esaminata la documentazione afferente il consumatore,  custodita presso la banca (ottenibile mediante presentazione di apposita istanza prevista dal Testo Unico Bancario) sarà possibile analizzare le eventuali anomalie e di conseguenza scegliere la strada da intraprendere al fine di recuperare le perdite patite.

    Fatta questa precisazione può dirsi che, ad oggi, le sentenze emesse dai Tribunali hanno, ad esempio, rilevato la carenza di documentazione (o comunque il difetto di sottoscrizione da parte consumatore) custodita dalla banca. Ciò, in molti casi, ha determinato la restituzione integrale di quanto originariamente investito e, quindi, l’integrale recupero per il cliente di quanto perso negli ultimi anni di svalutazione delle azioni. Talora la documentazione, ancorché presente e formalmente sottoscritta, si è appurato che narrasse una realtà storica del tutto slegata da quanto realmente accaduto, ad es. in punto di competenza ed esperienza del cliente. Anche in tale evenienza la giurisprudenza ha rilevato la possibilità per il consumatore di recuperare l’investimento effettato in mancanza dei necessari presupposti legali (adeguatezza ed appropriatezza). Ancora, e sempre a titolo di esempio, è dato leggere le prime pronunce, seppur ancora in sede cautelare, che qualificano nulle, (da cui la restituzione del capitale investito) quelle operazioni con cui la banca ha finanziato il cliente affinché acquistasse azioni della banca stessa (c.d. operazioni baciate).  

    Concludendo quindi, può oggi affermarsi che valutata approfonditamente la documentazione del consumatore, è possibile, e tale fattibilità è confermata dai Tribunali, recuperare quanto perso in conseguenza della crisi delle banche popolari. 

     

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  • Speciale Assemblea 2017 - Banche , Poste ed Assicurazioni

    • 06/06/2017

    Educazione finanziaria per i consumatori e formazione per gli intermediari                                                                              L’innovazione può essere positiva, ma solo se non lascia fuori nessuno

    Alessandra Schofield

    “L’evoluzione dei servizi bancari ed assicurativi. La tutela del consumatore e della microimpresa tra prodotti innovativi e criticità tradizionali”: con questo impegnativo tema si sono aperti i lavori della IV Assemblea Nazionale Konsumer Italia, il 26 maggio mattina.

    Una tavola rotonda cui hanno partecipato relatori di prestigio, stimolati e coordinati dal collega de Il Sole 24 Ore Maurizio Caprino: Enrico Pollino per Consumatori, Cristiano Iurilli docente presso l’Università Tor Vergata, Giampaolo Petri esperto assicurazioni Konsumer, Rossella Sebastiani Normative RCA Ania, Antonio Caricato Konsumer, Romolo Giacani Poste Italiane, Raffaella Grisafi Konsumer e Giustino Trincia ABI si sono confrontati su vecchie e nuove esigenze di tutela dei consumatori e sui nuovi modelli di distribuzione bancaria e finanziaria.

    Il tema della semplificazione – ma non banalizzazione di ciò che è complesso, beninteso – dei contratti assicurativi è emerso in maniera prepotente, così come la necessità di migliorare l’interazione tra le diverse banche dati disponibili per contrastare le frodi assicurative nella RCA.

    È stata evidenziata la generalizzata sottoassicurazione, legata alla scarsa consapevolezza dei cittadini consumatori relativamente ai propri bisogni di copertura. In questo ambito si è distinto il prodotto Cattolica “Dopo di noi”, dedicato a costruire un’autonomia economica per persone disabili nel momento in cui si trovino privi dell’assistenza da parte dei familiari. Educare la domanda in modo adeguato è un ruolo precipuo degli intermediari, che rivestono un ruolo di grande importanza nel trasferire cultura assicurativa.

    Ma, come correttamente evidenziato da Maurizio Caprino, se gli intermediari non sono a loro volta estremamente competenti, ci troveremo di fronte all’incontro tra due ignoranze, con effetti deleteri. E quindi è particolarmente importante che siano attivati percorsi formativi e di aggiornamento per tutti gli operatori che abbiano il compito di informare gli utenti.

    Se gli intermediari nel campo delle assicurazioni sono tenuti al rispetto di regole ferree e all’adempimento di una consistente serie di obblighi in tal senso, è necessario far sì che analogo impegno venga richiesto a tutti gli altri soggetti che distribuiscano prodotti finanziari ed assicurativi, evitando il rischio che gli operatori siano unicamente spinti dalla necessità di fare budget. Un esempio è rappresentato da Poste Italiane, nei cui uffici ogni giorno transita un milione e mezzo di persone. “Siamo un’azienda perfettibile e lo sappiamo bene – ha affermato Giacani – e confronto, dialogo e collaborazione con istituzioni, organizzazioni e associazioni consumeristiche sono fondamentali”.

    Raffaella Grisafi, vice presidente vicaria Konsumer, non diffida dei nuovi modelli di distribuzione e sui nuovi prodotti, che possono significare aumento di trasparenza ed efficacia purché non si verifichi uno scollamento rispetto alla quotidiana realtà dei consumatori, fisiologicamente deboli nel rapporto con alcuni settori quali quello assicurativo, bancario, finanziario e legato a Poste Italiane ove i contratti offerti sono, per loro stessa natura, complessi. Ciò si aggiunge all’impossibilità a connettersi alla rete di una elevata percentuale di popolazione (circa il 28% rispetto agli Paesi Ue, ove si attesta attorno al 3%), che priva dell’accesso a sistemi di home banking e similari. Chiudere filiali ed agenzie in nome di un’elevata digitalizzazione dei processi di relazione tra operatori e consumatori, quindi, potrebbe significare escludere una sostanziosa fascia di cittadini – perlopiù di età avanzata – da determinati servizi e generalmente non hanno alcuna conoscenza di ciò che vanno a sottoscrivere e sono facilmente inducibili ad assumersi impegni non necessari. Le criticità, dunque, esistono ma possono essere superate grazie ad una maggiore assunzione di responsabilità da parte di tutti: contratti più chiari, pratiche corrette, personale informato. Sì dunque all’innovazione ed al futuro, ma solo a fronte di una seria campagna di educazione finanziaria, che coinvolga le nuove generazioni partendo dalle scuole

    La speranza espressa da Giampaolo Petri è che quanto emerso durante il convegno possa dare origine a tavoli di lavoro grazie ai quali incamminarsi su progetti comuni. “Un’impresa può continuare a fare il proprio mestiere ed essere disponibile a rispondere alle nuove esigenze di welfare, la contrapposizione non deve essere necessariamente costante” ha dichiarato Petri, il quale attribuisce alla perenne litigiosità che caratterizza da sempre il settore Rc Auto una tra le possibili motivazioni delle difficoltà a costruire qualcosa di positivo nel settore non Vita.

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