• Il Comitato Etico sul Fisco di Konsumer

    • 15/06/2015

    Una seconda possibilità ai consumatori per uscire dal debito a testa alta

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  • IMU, Terreni agricoli montani: tagliata l’esenzione per 2 mila Comuni. Probabile rinvio del pagamento al 26 gennaio 2015

    • 11/12/2014

    Nonostante la scadenza del 16 dicembre, il Governo ha rimodulato l’applicazione   dell’esenzione dall’IMU per i terreni agricoli con Decreto Ministeriale datato 28 novembre 2014: «Ed in maniera del tutto anomala – specifica Angelo Carcasole, Responsabile Nazionale del Settore Fisco di KONSUMER ITALIA ? ha allegato il Decreto ad un comunicato stampa del 01 dicembre 2014». Nella sostanza, sono esentati dal pagamento dell’IMU: tutti i terreni agricoli montani ubicati nei Comuni che si trovano ad oltre 600 metri di altitudine sul livello del mare; i terreni agricoli  posseduti solamente da  coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola, ubicati nei Comuni che si trovano ad una altitudine sopra i 280 metri sul livello del mare. Ne consegue che tutti gli altri terreni agricoli siano da assoggettare all’IMU, calcolata secondo il criterio fissato dal Decreto Monti (quinto comma dell’art. 13 del D.L. n. 201 del 06/12/2011, convertito nella legge n. 214 del 22/12/2011), per quanto previsto dal comma 675 dell’art. 1 della legge n. 147 del 27/12/2013 (Legge di Stabilità 2014) La modifica della tassazione IMU per i terreni montani comporta la perdita dell’esenzione in quasi 2.000 Comuni (da 3.524 a 1.578), con un maggior gettito calcolato in 350 milioni di euro. «La novità dell’ultima ora – aggiunge Carcasole – sembra essere la proroga al 26 gennaio 2015, per il versamento dell’IMU 2014». La base imponibile è data dal reddito dominicale rilevabile dagli Uffici catastali rivalutato del 25%, moltiplicato per il coefficiente 135. Secondo le simulazioni del nostro esperto, «qualora il reddito dominicale fosse pari a 150, lo stesso andrebbe rivalutato del 25%, e cioè: il 25% di 150 è pari ad euro 37,5, a cui va sommato l’importo di euro 150 e si ottiene il valore del reddito dominicale rivalutato: 187,5 (150 + 37,5). Il valore di euro 187,5 viene moltiplicato per il coefficiente 135 (stabilito dalla normativa) e si ottiene il valore di euro  25.312,5 che è la base imponibile su cui applicare l’aliquota dell’IMU fissata dai Comuni. Nel caso in cui l’aliquota fissata fosse quella dello 0,76%, l’importo dell’imposta da versare sarebbe pari ad euro 192,00 (0,76% di euro 25.312,5 = 192,375). Konsumer Italia ricorda ai possessori dei terreni soggetti al tributo che la nuova scadenza da tener presente sarà probabilmente il 26 gennaio 2015, e si applicheranno le regole del D.M. del 28.11.2014, reso noto con comunicato del 01.12.2014, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

    Angelo Carcasole Resp. Nazionale Fisco e Tributi
    Angelo Carcasole
    Resp. Nazionale Fisco e Tributi

    Andrea Scandura

     

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  • IMU, Terreni agricoli: rinviare il pagamento per stabilire le esenzioni

    • 09/12/2014

    A pochi giorni dalla scadenza del pagamento dell’IMU 2014 (il 16 dicembre), ancora non è stato pubblicato il decreto per l’individuazione dei Comuni a cui si applica l’esenzione (a decorrere dall’anno 2014), “diversificando  tra  terreni  posseduti  da  coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali” (decreto previsto dal secondo comma dell’art. 22 del D.L. 24/04/2014 n. 66 convertito nella legge 23/06/2014 n. 89; art. 22). Angelo Carcasole, Responsabile Nazionale del Settore Fisco dell’associazione KONSUMER ITALIA, dichiara che “tale stato di cose ingenera confusione e grande incertezza da parte dei contribuenti”; per cui l’Associazione, interpretando i desideri e gli auspici dei consumatori, “propone il rinvio dell’adempimento ad una data più consona, che consenta i conteggi per la determinazione dei valori da versare con tempi ragionevoli. Lo Stato – continua Carcasole ? non deve permettersi di indurre in errore i cittadini per poi applicargli le sanzioni, confidando nella ristrettezza dei tempi dati”. A tal proposito si richiama la legge sullo Statuto del Contribuente (legge n. 212/2000), che la Suprema Corte di Cassazione ritiene la più importante in quanto fissa criteri e principi generali alla stregua dei principi costituzionali, che all’art. 3 (“Efficacia temporale delle norme tributarie”) recita: “Le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo. Relativamente ai tributi periodici le modifiche introdotte si applicano solo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono. 2. In ogni caso, le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore o dell’adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti

    Sulla base di tale previsione, e di un principio generale della riforma della pubblica amministrazione, Konsumer Italia invita il Governo a rispettare le leggi e ad assumere le decisioni per tempo, affinché i cittadini possano esaminarle, prenderne coscienza e rispettarle.

    “Dopo il decreto legislativo sulla semplificazione già pubblicato – conclude il Responsabile Fisco di Konsumer ? il Governo può prendere in considerazione la decisione di rinviare l’adempimento, anche se ha previsto nella normativa succitata un recupero di maggior gettito per l’anno 2014 non inferiore ad euro 350 milioni”.

    Andrea Scandura

     

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  • TASI a Latina: il doppio della vecchia IMU

    • 25/11/2014

    Il Comune di Latina, con delibera del Consiglio Comunale n. 75/2014 del 05/09/2014, ha fissato l’aliquota sul tributo della TASI – tassa sui servizi indivisibili – al livello massimo, esonerando gli altri immobili (seconde case ed altro). Per questi ultimi ha riservato la sorpresa dell’IMU. Le norme hanno stabilito la scadenza per il pagamento della prima rata al 16 ottobre 2014, mentre per la seconda rata il termine ultimo è il 16 dicembre 2014.

    La sacralità della prima casa, cavallo di battaglia del Centro-destra, si è quindi inchinata all’applicazione delle aliquote più alte nella tassazione. La normativa fissa le aliquote dalla minima dell’1 per mille alla massima del 2,5 per mille, a cui può essere aggiunto lo 0,8 per mille secondo le necessità. Ebbene, il Comune di Latina ha fissato al 3,3 per mille l’aliquota sull’abitazione principale. Le detrazioni riportate nella delibera sono rapportate alla rendita catastale e non al reddito:

     – € 80,00 per le unità immobiliari con rendita catastale fino a € 350,00:

    Questi contribuenti recuperano abbondantemente con la detrazione degli 80 euro la maggiorazione dello 0,8 per mille, ed in pratica vengono a pagare una cifra inferiore alla percentuale del 2,5 per mille;

    – € 40,00 per le unità immobiliari con rendita catastale da 350,01 fino ad € 500,00:

    Si recupera parzialmente con la detrazione dei 40 euro la maggiorazione dello 0,8 per mille, e si viene a pagare una cifra superiore alla percentuale del 2,5 per mille;

    – nessuna detrazione per le unità immobiliari con rendita catastale oltre € 500,00.

    Considerando che a Latina tutte le nuove unità immobiliari abitative hanno la rendita catastale più elevata (in moltissimi casi superiore ai 500 euro), rispetto alle vecchie abitazioni, si avranno unità immobiliari meglio servite e centrali con una rendita catastale molto bassa e quelle di più recente costruzione con rendite catastali molto elevate. Un’ulteriore detrazione riguarda i figli a carico: spettano euro 25,00 per ogni figlio a carico di età inferiore ai 26 anni ed euro 50,00 per ciascun figlio disabile a coloro che hanno una unità immobiliare con una rendita catastale inferiore a 500 euro. Le cifre delle detrazioni sono molto basse. Sarebbe bastato copiare dalle detrazioni dell’ICI o dell’IMU per evitare sperequazioni. Nell’anno 2012, l’aliquota dell’IMU sulla prima casa era del 4 per mille e le detrazioni si applicavano a tutti nella misura di 200 euro e di 50 euro per ogni figlio a carico. Rispetto all’IMU pagata nel 2012, con la TASI attuale si riscontra un aumento notevole della tassazione sulla prima casa (in alcuni casi il doppio) e ciò è stato effettuato da coloro che sono stati i sostenitori dell’eliminazione dell’IMU sulla prima casa: non è onorevole rispetto agli impegni sostenuti.

    Lo scrivente ha predisposto il seguente conteggio sulla base del quale è possibile ricavare immediatamente l’importo del tributo “TASI” moltiplicando semplicemente la rendita catastale per il numero fisso come di seguito determinato.

    105 x 160 x 3,3 : 1000 : 100 = 0,5544

    RC x 0,5544  = TASI  – detrazioni = totale Tasi da versare diviso 2 rate.

    Dal momento che non sembra sia stato fatto uno studio particolare dell’importo necessario per il pagamento dei cosiddetti servizi indivisibili, il tributo diventa una vera e propria imposizione. Infatti, non solo non è strettamente legato ai servizi indivisibili ma è indirizzato, tra l’altro, anche allo spreco di risorse (quali la metro leggera, la spesa per enormi manifesti pubblicitari, etc.) che vengono spremute ai cittadini contribuenti, i quali tra i vari adempimenti e pagamenti non sanno più cosa fare: pagare, o non pagare per carenza di risorse utili per vivere?

     

    Latina, 24 settembre 2014

    Angelo Carcasole 

    Responsabile nazionale del settore fisco

    Associazione consumatori KONSUMER ITALIA

     

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  • TASI, il solito caos. Ma perchè continuare ad essere proprietari?

    • 26/09/2014

    Al peggio non c’è mai fine, il Governo Renzi ci aveva illuso con promesse di semplificazioni burocratiche e fiscali e invece ci consegna una nuova tassa, la TASI (l’imposta sui servizi indivisibili, che con la Tari e l’Imu ha dato vita  alla IUC-Imposta Unica Comunale), ancora più ingarbugliata, costosa e illogica di quanto fosse la precedente Imu. Sono oltre  5.000 i Comuni che non avevano deliberato per tempo le aliquote per la scadenza di giugno, e di conseguenza hanno fatto scattare l’obbligo di versamento della prima rata sull’abitazione principale entro il 16 ottobre. Il rinvio della scadenza  del 16 giugno relativa all’IMU ed alla TASI ad ottobre era stato chiesto con forza da Konsumer Italia per dare la possibilità ai Comuni di verificare che la somma delle aliquote IMU e TASI non  superassero  l’11,4 per mille (nel caso in cui venissero applicate con i valori massimi) e per consentire di poter pubblicizzare con chiarezza e serenità le decisioni, al fine di evitare errori o omissioni. Nei Comuni che non hanno ancora deliberato le aliquote (659 secondo Confedilizia) si pagherà invece il 16 dicembre, ma con l’aliquota base dell’1 per mille. Secondo diverse stime, per circa la metà dei cittadini quest’anno il conto sarà più caro dell’Imu 2012. Ma non finisce qui: per la prima volta viene applicata una tassa sugli immobili anche agli affittuari. Fra i contribuenti che subiscono un rincaro fiscale con l’introduzione della TASI, infatti, ci sono gli inquilini (famiglie, uffici, capannoni, negozi, etc.), che oltretutto devono procurarsi in autonomia la rendita catastale dell’appartamento locato, calcolare l’imponibile, applicare l’aliquota prevista (quella dovuta dal proprietario) e verificare la quota a loro spettante in base alla delibera comunale, che oscilla tra il 10 e il 30%. Nel caso in cui il Comune abbia emesso delibera entro il 10 settembre ma senza specificare la quota a carico dell’inquilino, si applica automaticamente il 10% e il versamento va effettuato entro il 16 ottobre. Insomma, una giungla che non solo mette in difficoltà i cittadini ma che risulta irragionevole in quanto chiama a pagare nuovi contribuenti per poche decine di euro, e che spesso costerà ai consumatori più del beneficio che ne ricaveranno i Comuni. La normativa prevede che il Comune possa porre a carico del detentore una quota compresa tra il 10-30 per cento dell’ammontare “complessivo” della Tasi dovuta per l’immobile; la restante parte rimane a carico del proprietario. Se la rata di acconto dovuta dall’inquilino non supera la soglia minima di versamento fissata a 12 euro, questi verserà l’intero importo a dicembre. Inoltre, inquilino e proprietario non sono responsabili in solido: se l’inquilino non paga il proprietario non è responsabile, né viceversa. C’è invece responsabilità in solido nel caso in cui nell’immobile ci siano più inquilini, tutti tenuti al versamento TASI. Non ci sono regole sulla ripartizione proporzionale tra coinquilini tutti locatari.

    Per quanto riguarda le aliquote, la Legge di Stabilità fissava un’aliquota base dell’1 per mille e un tetto massimo del 2,5 per mille per la prima casa e del 10,6 per mille per la seconda (somma di Tasi e Imu). Il Governo è poi intervenuto per concedere ai Comuni la possibilità di aumentare le aliquote fino a un massimo dello 0,8%, distribuendo l’aumento tra prima e seconda casa. La maggiorazione deve essere però vincolata alla concessione delle detrazioni, scomparse a livello nazionale rispetto all’Imu: le detrazioni sono decise a livello comunale e ogni comune fa da sé (secondo la Uil ci sarebbero 75 mila diverse combinazioni diverse di detrazioni e il risultato è comunque una penalizzazione delle famiglie con figli). Così, per le prime case l’aliquota può salire fino a un massimo del 3,3 per mille. Per le seconde case, invece, si può arrivare all’11,4 per mille complessivo. Su seconde case e tutti gli altri fabbricati (uffici, negozi, capannoni, etc.) si pagano sia l’Imu che la Tasi.

    Per il calcolo di IMU e TASI clicca qui:

    http://www.ilsole24ore.com/norme-e-tributi/calcolo-imu-tasi.shtml

    Andrea Scandura

     

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