• La Comunicazione Etica nella Rete d’Italia

    • 30/01/2015

    “Ogni qual volta gli uomini, seguendo l’inclinazione della natura, si scambiano un loro diritto, rendono nello stesso tempo un servizio alla società”. Partendo dalle parole della Communio et Progressio (Istruzione Pastorale sugli strumenti della Comunicazione come Servizio alla Società, pubblicata per disposizione del Concilio Ecumenico Vaticano II), RETE D’ITALIA – azienda che opera nel campo della Comunicazione e della Visibilità delle Aziende in Rete – si presenta con il Progetto Primo Ponte sulla ‘Comunicazione Etica’| Gennaio 2015. Sui quotidiani  (web o non) si leggono articoli sempre più spesso dedicati al tema della correttezza dell’informazione verso i Consumatori, come  ad esempio la questione dei rimborsi ottenuti dai Tour Operator nel caso dei viaggi ‘sconsigliati’ in Egitto (http://www.konsumer-italia.it/nazionale/?p=1855), o l’inchiesta sulle dipendenze dal gioco d’azzardo (esempio il Progetto NO-SLOT e interventi su una certa miopia della politica (http://goo.gl/IXXK2v)  con l’impatto drammatico su famiglie e società.

    RETE D’ITALIA intende dunque come ‘Comunicazione Etica’ un approccio al business non svincolato da quei valori che facciamo nostri, e che intendiamo condividere con Aziende Responsabili e Consumatori Consapevoli. Siamo tesi a soddisfare un criterio di verità e responsabilità spesso celato da una mole di informazioni strabordante e di complessa lettura.  Insieme a Konsumer – che ringraziamo per la cortese disponibilità e accoglienza – vorremmo interrogarci su questi temi etici sempre più attuali coinvolgendo Aziende e Consumatori a essere attori sempre più attivi di un Cammino (metafora a noi molto cara) veramente condiviso e sempre più partecipato, quello di un vero Servizio alla nostra Società.

    Massimo Mancini

    Ideatore Reted’Italia| www.reteditalia.it

     

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  • ETICA, COMUNICAZIONE E SITI INTERNET

    • 30/01/2015

    Si dice che quella attuale sia l’epoca della comunicazione, l’epoca dei social network, l’epoca di internet in cui i messaggi non hanno più bisogno di contatto personale per essere trasmessi.  Ma forse c’è un errore di fondo: non si tratta di comunicazione ma solo di trasmissione di informazioni. A volte anche eccessive. Infatti dal punto di vista etico affinché ci sia vera comunicazione deve esserci una interazione personale, vale a dire che il messaggio su twitter o lo stato d’animo comunicato su facebook non è comunicazione anche se generalmente la si tratti come tale. Affinché ci sia comunicazione deve esserci il contatto vale a dire una relazione mentale personalizzata. La comunicazione non può essere generalizzata, se ciò avviene si tratta solo di una diffusione di informazioni. Dal lato della comunicazione occorre che il messaggio venga adeguatamente indirizzato.

    È intuitivo capirlo osservando la realtà che ci circonda in termini di mass media: ci accorgiamo che la comunicazione non esiste, si tratta solo e sempre di un “imbottigliamento di contenuti commerciali”. Lo possiamo confermare nelle vesti di consumatori, osservando la pubblicità che si basa su un tipo di comunicazione, quando è televisiva o radiofonica, ripetitiva, invadente, veicolatrice emozionale di bisogni indotti anche laddove inesistenti, misurata da una continua redemption e da feed back specifici come l’auditel televisivo.

    Anche per i siti internet appare difficile capire come valutare la funzione comunicazionale. Non sappiamo mai comprendere le funzionalità effettive dei siti web, non capiamo la funzione dei banner, dei colori, della impostazione del sito. A volte pensiamo di trovare una indicazione che cerchiamo ed invece riceviamo informazioni che ci confondono ancora di più. I siti a volte invece che per comunicare vengono allestiti per veicolare informazioni pubblicitarie con obiettivi che non conosciamo. Quando ci inseriamo su un sito internet quindi non sappiamo se sia al nostro servizio per darci le informazioni che cerchiamo oppure, a nostra insaputa, sia impostato in maniera da carpirci le informazioni attraverso algoritmi nascosti e strutturati ad uso di banche dati che poi ci bombarderanno di messaggi mirati sulla base delle informazioni a nostra insaputa scientificamente collezionate. Per non parlare poi delle componenti psicografiche relative alla forma dei messaggi, alla struttura del sito, all’indirizzamento della mappa, alla condivisione di banner ed immagini. Per non parlare poi delle attuali funzionalità di Google e dei tablet Apple e Samsung che oltre alla disclosure sulla privacy pretendono di incamerare ogni qualsiasi informazione che passa sui loro device e sui loro cloud, altrimenti non garantiscono l’uso di determinate app.

    Insomma l’etica della comunicazione prevede una funzionalità diversa più onesta, trasparente e meno mirata ad interessi esclusivamente commerciali. Occorre un salto di paradigma in cui la forza contrattuale dell’emittente sia modulata in maniera onesta sui bisogni dell’interlocutore.  Ma per far ciò occorre un sistema di valutazione dei siti esistenti, una comparazione trasparente sugli indici comunicazionali che permettano di ubicarsi all’interno di quelli che chiamiamo social network.  Per non parlare poi del mondo commerciale delle etichette e dellatracciatura dei prodotti che acquistiamo: spesso sono mancanti anche delle informazioni più importanti quali l’origine del prodotto. Per non parlare poi della comunicazione dei fogli informativi dei contratti bancari, assicurativi e finanziari nei quali la comunicazione lascia a desiderare per il solo fatto di dover firmare due volte le clausole vessatorie.

    Invece la comunicazione etica non deve contenere toni propagandistici, ma toni di comunicazione persuasiva, basata su un coerente uso della parola e dell’immagine,  poiché indirizzata verso destinatari in cui il bisogno non è indotto, ma è effettivo; deve quindi mirare innanzitutto a due intenzionalità importanti: informativa e comunicazionale. Questo modo di procedere non solo rispetta i canoni etici, ma rafforza il tessuto di fiducia esistente tra impresa ed interlocutori perché questi quattro canoni rappresentano idealmente le norme etiche di riferimento affinché i partecipanti ad una comunicazione, a prescindere che sia pubblicitaria o no, abbiano una reale interazione comunicazionale orientando lo scambio filologico, informativo e comunicazionale stesso, sul principio di cooperazione.

    Prof. Romeo Ciminello

    Presidente del Comitato di Promozione Etica Onlus

     

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  • Dario Nanni, Fabrizio Premuti, No a sale giochi e slot machine vicino a scuole, parchi ed ospedali

    • 17/06/2014

    Divieto di apertura di sale giochi e di installazione di slot machine a meno di un chilometro da asili, scuole, ospedali, Asl, centri educativi e culturali, parchi pubblici, luoghi di culto, case di cura e di riposo. Obbligo di esporre manifesti all’ interno e all’ esterno dei locali che dissuadano dal gioco, evidenziando i rischi patologici e anche quelli «finanziari». No alla pubblicità dell’ eventuale attività complementare di somministrazione di alimenti e bevande esposta all’ esterno delle sale. Tariffe e tabelle dei giochi proibiti bene in vista all’ interno. Orario di apertura e chiusura obbligatoriamente nella fascia 13-23.

    Sono queste le linee di indirizzo per l’ adozione del regolamento delle sale gioco e l’ installazione di slot machine negli esercizi pubblici contenute nella delibera di iniziativa consiliare firmata da Dario Nanni, consigliere capitolino del Pd e Presidente della commissione Lavori pubblici: è stata presentata ieri insieme a Fabrizio Premuti, presidente di Konsumer Italia, e Bianca la Rocca, Presidente di Sos Impresa.

    La proposta di regolamento era stata già avanzata da Nanni all’ inizio del 2012, quando era tra i banchi dell’ opposizione, ma non è mai arrivata al voto dell’ Assemblea capitolina. Ora torna d’ attualità anche perché – ha spiegato l’ esponente del Pd – «da allora sale e slot sono quasi triplicate e il fenomeno del gioco d’ azzardo è diventato una vera e propria piaga sociale». La delibera, tra l’ altro, impegna l’ amministrazione a effettuare un censimento di tutte le sale gioco, sale bingo, centri scommesse, slot machine e videopoker presenti sul territorio della Capitale «perché a oggi non c’ è una misura precisa della diffusione di questo fenomeno sul territorio».

    Fonte: Corriere della Sera

     

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