• Il diritto di ripensamento

    • 11/09/2017

    La garanzia del consumatore nei “contratti a distanza e fuori dai locali commerciali”: il diritto di ripensamento

    Avv. PhD Raffaella Grisafi


    La propensione al consumo ha subito il processo di evoluzione dei modelli di acquisto, complice l’evoluzione tecnologica che ha potenziato la dimensione on line rispetto alle tradizionali forme di acquisto. Ne è derivato un adeguamento normativo per mezzo del quale il legislatore ha risposto ad una necessità di delocalizzazione della tutela che, abbandonate le forme classiche di acquisto (si pensi al pane acquistato dal panettiere piuttosto che l’abito nella propria boutique di fiducia) assicuri copertura di garanzie al  consumatore che ricorre a  tecniche di vendita a distanza, ossia alla conclusione di contratti per corrispondenza, attraverso la televisione, telefono o – principalmente - internet.
    Il contatto consumatore-venditore in questi casi, non si sviluppa personalmente face- to- face ma l’intera fase del rapporto contrattuale, dal momento della promozione fino alla conclusione del contratto, avviene a distanza.
    Quest’assenza di fisicità e compresenza all’atto dell’acquisto naturalmente può favorire l’insorgere di rischi, tanto più che il prodotto acquistato non viene “toccato con mano” dal consumatore, e potrebbe alla consegna, tra l’altro, rivelarsi non corrispondente a quanto desiderato dall’acquirente.
    Per questa o ulteriori evenienze che dovessero insorgere, interviene il Codice del Consumo, che  nel prevedere un’apposita disciplina, presidia l’affidamento dell’acquirente debole a distanza.
    Il complesso di regole, come sempre nella logica del citato Codice, parte da una missione informativa con la previsione dell’obbligo, per il venditore, di fornire al consumatore, prima della conclusione del contratto, una serie di informazioni chiare e comprensibili, il cui scopo commerciale deve essere inequivocabile. Dovranno così essere indicati una serie di elementi tra cui dati e indirizzo del venditore, caratteristiche essenziali del prodotto o del servizio,  prezzo del bene o del servizio, comprese tasse o imposte, eventuali spese di consegna, modalità di pagamento e di consegna (ancora di esecuzione del contratto, esistenza del diritto di recesso o esclusione dello stesso,  modalità e i tempi di restituzione o di ritiro del prodotto, in caso di esercizio del diritto di recesso,  costo dell’utilizzo della tecnica della comunicazione a distanza, durata della validità dell’offerta o del prezzo,  durata minima del contratto, nel caso quest’ultimo abbia per oggetto la fornitura periodica o continuata di un prodotto o di un servizio). Tutte le suddette informazioni, prima o al momento dell’esecuzione del contratto, devono essere confermate per iscritto (o su un altro supporto durevole) con l’ulteriore comunicazione circa le condizioni di recesso e le modalità di esercizio dello stesso (compreso l’indirizzo della sede del fornitore al quale presentare eventuali reclami,  i servizi di assistenza e le garanzie commerciali esistenti nonché  le condizioni di recesso nel caso in cui la durata del contratto sia indeterminata o superiore ad un anno).
    Una volta che il contratto sia stato concluso, il professionista deve eseguire l’ordine (ossia inviare il prodotto) entro 30 giorni (a decorrere dal giorno successivo a quello in cui il consumatore ha trasmesso l’ordine), decorso il quale inutilmente, dovrà rimborsare al consumatore le somme che questi avrà nel frattempo versato e non potrà, senza il consenso espresso di quest’ultimo, inviare una fornitura diversa da quella pattuita.
    Dal momento in cui al consumatore giunga il prodotto (e siano stati comunque soddisfatti gli obblighi informativi altrimenti il termine di inizio decorrenza si posticipa) o nel caso di servizio, dalla conclusione del contratto, al consumatore è riservato un periodo di riflessione o ripensamento di quattordici giorni lavorativi durante i quali si ha il diritto di rinunciare all’acquisto senza bisogno di fornire delle giustificazioni o pagare delle penali esercitando appunto quello che viene tecnicamente definito il diritto di recesso. 
    In alcuni casi tuttavia non si dispone del diritto di recesso come nel caso il cui  il contratto riguardi  un servizio la cui fornitura è iniziata, con l’accordo del consumatore, prima della scadenza dei 14 giorni lavorativi (es. si parte per il viaggio acquistato, prima della scadenza dei 14giorni lavorativi, in tal caso ormai l’esecuzione è iniziata); nel caso di  beni o servizi il cui prezzo è legato a fluttuazioni dei tassi del mercato finanziario, fuori dal controllo del fornitore; nel caso di  prodotti confezionati su misura o personalizzati, o prodotti deteriorabili o che è impossibile rispedire indietro (che non possono, cioè, essere rivenduti ad altri consumatori); se si acquistano registrazioni audiovisive e programmi informatici sigillati, che il consumatore abbia aperto (che non possono essere più rivendute ad altri consumatori); nel caso di  giornali, periodici e riviste (che, trascorsi i tempi di riflessione e di restituzione, non sarebbero più « aggiornati » e, quindi, invendibili) ed infine per i servizi di scommesse e lotterie.
    Una volta che il consumatore abbia esercitato il diritto di recesso, se ha già ricevuto la consegna del bene, dovrà restituirlo secondo le modalità ed i tempi previsti dal contratto (che non possono essere inferiori a 14 giorni lavorativi dalla data di ricevimento del bene). Nel frattempo, è importante conservare il bene diligentemente senza danneggiarlo, per evitare di dover, poi, risarcire il venditore.
    Al contempo qualora il consumatore abbia già pagato il prezzo del bene o del servizio, il venditore ha l’obbligo di rimborsargli tutto, senza spese aggiuntive, tempestivamente e in ogni caso, entro i trenta giorni seguenti la notifica della rinuncia. E’ importante ricordare che le uniche spese a carico del consumatore sono quelle necessarie per la restituzione del bene, qualora sia espressamente previsto dal contratto, ad eccezione dell’eventualità che il prodotto o servizio non corrisponda alla descrizione dell’offerta. 
    La medesima tutela è offerta nel caso l’acquisto avvenga “fuori dai locali commerciali” qui, la peculiarità è data dall’atipicità del set su cui si svolge l’attività che appunto esula dal classico “negozio” o sede dell’impresa o di una sua succursale ma si decontestualizza ricorrendo a luoghi in cui tuttavia permane una compresenza con il professionista venditore. Una tale logistica contrattuale espone, al pari dell’acquisto a distanza, il consumatore a maggior rischio poiché la vulnerabilità che ne deriva ne riduce le capacità di avvedutezza. Si comprende dunque perché il legislatore abbia anche in tal caso assicurato un ripensamento che, tuttavia, stando ad una sentenza della Cassazione del 2014 (SEZ. VI sentenza 28 ottobre 2014, n.22863), si atteggerebbe diversamente nel caso in cui l’acquisto sia avvenuto ad esempio nell'ambito degli stands allestiti dagli operatori all'interno di una fiera o di un salone di esposizione. In questi casi l'attività imprenditoriale non potrebbe propriamente ritenersi esterna alla sede dell'impresa, trattandosi di attività solo temporaneamente dislocata in luogo diverso dalla sede legale e dall'ordinaria sede commerciale,  a cui il consumatore, accedendo di sua iniziativa, giunga con adeguata consapevolezza. Ed infatti in tal caso deve ritenersi che il consumatore si trovi in una situazione tale da venire sorpreso e colto impreparato dalle offerte commerciali in cui si imbatte, “dato che normalmente vi si reca proprio per conoscere e valutare tali offerte”. La stessa Cassazione in particolare precisa come il testo letterale delle norme di cui al d. lgs. 15 gennaio 1992 n. 50, che ha dato attuazione alla Direttiva n. 85/577/CEE in materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali, debba essere interpretato in coerenza con le finalità perseguite dalla Direttiva, così che l'art. 1, 1 comma, lett. c) del citato decreto, là dove includa fra le fattispecie meritevoli di tutela i contratti o le note d'ordine che il consumatore sottoscriva in area, pubblica o aperta, al pubblica - fattispecie che fra l'altro non è inclusa fra quelle elencate dalla Direttiva - deve essere interpretata nel senso che non qualunque luogo pubblico od aperto al pubblico giustifica la peculiare tutela di cui alla normativa, bensì solo quei luoghi pubblici o aperti al pubblico che non siano di per sé destinati alle negoziazioni, ed ai quali il consumatore acceda per finalità estranee a quella di comprare, di vendere o di contrattare, si che l'eventuale iniziativa del professionista lo colga di sorpresa e impreparato alla difesa dei suoi interessi, (cfr. terzo e quarto Considerando della Direttiva). Sostiene dunque la sentenza de qua che non si può affermare “che le negoziazioni che si svolgano nell'ambito degli stands allestiti dagli operatori all'interno di una fiera o di un salone di esposizione, siano in linea di principio assoggettabili alle disposizioni dell’art. 1, 1 comma, d. lgs n. 50/1992 cit., pur se si tratti di luoghi ai quali il pubblico possa liberamente accedere”. Aldilà del caso specifico degli stands, sebbene le norme appaiano quanto mai chiare, la loro applicazione pratica subisce frequenti distorsioni, tanto nella fase precontrattuale che all’atto di dover mettere a disposizione (rectus consegnare) del cliente il testo contrattuale. Non è un caso che la fattispecie in oggetto sia ripetutamente attenzionata dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ha irrogato numerose sanzioni di cui, da ultimo, quelle dirette alle principali compagnie telefoniche (per un totale di nove milioni di euro) per aver adottato condotte illecite proprio in violazione degli obblighi di informazione nei contratti a distanza e nei contratti negoziati fuori dei locali commerciali (art. 49 del Codice del Consumo), oltre alla inosservanza dei requisiti formali per i contratti negoziati fuori dei locali commerciali e a distanza (artt. 50-51, Codice del Consumo) e violazione del diritto di recesso (artt.. 52- 57, Codice del Consumo). I casi riguardano principalmente la prassi seguita dagli operatori del settore di dare inizio all'esecuzione del contratto, procedendo all'avvio del processo di attivazione della linea e/o di migrazione da altro operatore, durante la pendenza del termine di 14 giorni previsto per esercitare il diritto di recesso (c.d. periodo di ripensamento) senza acquisire un'espressa richiesta in tal senso da parte del consumatore laddove il  Codice del Consumo prevede che l'esecuzione del contratto durante il periodo di recesso sia sottratta alla sfera decisionale delle aziende, disciplinandola come una opzione rimessa alla decisione del solo consumatore che, qualora interessato, dovrà farne espressa richiesta, senza che la conclusione del contratto possa in alcun modo essere condizionata dall'assenza di tale volontà.
     

    Continua...
  • Le Associazioni Consumatori si schierano con Giorgio Vargiu

    • 08/05/2017

    Abbanoa chiede 4 milioni di risarcimento danni a Giorgio Vargiu di Adiconsum Sardegna 

    Adiconsum, Adusbef, Assoutenti, Codacons, Codici, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Konsumer Italia rispondono unite ad Abbanoa

    Abbanoa chiede 4 milioni di euro di danni ai Consumatori, i Consumatori chiedono rispetto ad Abbanoa.

    La citazione per danni inviata dalla società delle acque Sarda a Giorgio Vargiu, presidente di Adiconsum Sardegna, rappresenta il momento di massimo impoverimento sociale e culturale per un’Impresa Commerciale, un’azione intimidatoria contro l’intero movimento consumerista,  teso a mettere il bavaglio a chi ha osato contrapporsi a pratiche scorrette chiedendo un servizio adeguato.

    L’azione di richiesta dei danni, così quantificata, sembra essere un’azione strumentale che Abbanoa prova a perseguire, agitandola come spauracchio a chiunque osasse contraddirla. Fermo restando che non entriamo nel merito della vicenda a cui ormai altri dovranno dare risposte, ci corre l’obbligo di sottolineare la prepotenza con cui l’azione è stata preordinata, una prepotenza a cui i Consumatori risponderanno con l’oggettività e la competenza che da sempre caratterizza il modus operandi delle nostre Associazioni, osservando oggi, come nel passato, ogni comportamento, ogni procedura, ogni risposta, sia meno che compatibile con il codice del consumo e denunciando alle autorità quanto rileveremo.

    Certamente nel modo migliore che possa caratterizzare chi i Consumatori li difende, nei confronti di chi ai Consumatori  non concede neanche il confronto. 

     

    NOTA A MARGINE DEL PRESIDENTE

    Nella mia passata esperienza in Adiconsum ho avuto il piacere di lavorare per 20 anni con Giorgio Vargiu, una persona preparata, altruista, decisa e pignola come solo i Sardi sanno essere, soprattutto quando sanno di essere nel giusto e vivono una situazione come una profonda ingiustizia. Leggere la citazione giunta a Giorgio mi ha lasciato sbigottito. Si parla di una persona che strumentalizza, poi per quali reconditi interessi non si capisce, la propria mission. Si parla di una persona che disattende le attività conciliative, insomma si parla di qualcuno che non è Giorgio Vargiu. Già questo dovrebbe mettere sull'avviso chi rischia di cadere nella calunnia. Non sono certo io il giudice che può dare le risposte ai mille interrogativi che sorgono dalla lettura di questa citazione per risarcimento danni, però se effettuo una rapida ricerca in google trovo il Giorgio Vargiu che conosco io, trovo anche l'Abbanoa che descrive sovente Giorgio. Tutti pazzi e meritori di una denuncia? Io credo che vada riaperto un confronto serio e costruttivo per dare ai Sardi l'acqua dei Sardi nel rispetto di un servizio e di una qualità, in piena trasparenza, che ogni Cittadino Consumatore merita. Giunga a Giorgio l'abbraccio fraterno dell'amico di sempre.

    fabrizio

    Continua...
  • Rete Consumatori Lazio, l'intervento di Ivan Marinelli

    • 28/01/2017

    Fare lobby il più possibile

    Rete Consumatori Lazio nasce innanzitutto per cercare di fare un'azione più aggregata nelle politiche di difesa del consumatore – ha spiegato Ivan Marinelli, AECI – perché i temi del presente e del futuro sono molto impegnativi ed occorre un'organizzazione maggiore per cercare di raccogliere maggiori frutti. 
    “Noi abbiamo ricoperto un ruolo nella situazione dei diritti calpestati quotidianamente” nella complicata battaglia per tutelare i consumatori bancari, i consumatori energetici, i diritti civili. Le maggiori difficoltà sono rappresentate nella stragrande maggioranza dei casi dal contrasto con la pubblica amministrazione e con la politica. Rete Consumatori Lazio può rappresentare un'evoluzione della difesa del consumatore, in un contesto nel quale la forchetta dei diritti dei consumatori diventa sempre più ridotta “Per noi è sempre più difficile far tutelare i diritti, perché questi diritti vengono esclusi proprio in azioni politiche. Basti pensare, per esempio, ai diritti della salute. Il Parlamento ha ultimamente invertito l'onere della prova, riducendo di fatto le possibilità di intervento” ha sottolineato Marinelli. Ed ecco quindi nascere l'idea di unirsi, organizzarsi, aggregare la propria forza e condividere le risorse, cercare maggiore efficacia nell'azione che ogni giorno le associazioni di Rete Consumatori Lazio mettono in campo. “L'unione fa la forza, da un punto di vista strutturale ed economico ci aiuta e ci dà una maggiore spinta per le azioni che intraprendiamo quotidianamente. Questa rete cercherà di fare lobby il più possibile, puntando a rappresentare – grazie all’unione delle associazioni – il maggior numero di consumatori proprio sul territorio, ad avere maggiore rappresentanza sui tavoli dove siamo chiamati a condividere le nostre iniziative, e ad incidere maggiormente nelle attività di tutela sia individuale che collettiva”. La Rete ha infatti già iniziato una serie di ricorsi al Tar contro alcune aziende, ed in questo momento sta progettando azioni collettive. L'obiettivo è diventare un punto di riferimento per i cittadini e per la politica “Vogliamo far sì che la nostra spinta riesca a mettere in campo un potere legislativo più dalla parte del consumatore. Cercheremo di essere più incisivi e credo che insieme agli amici Giacomelli, Premuti, Polizzi, Balbis e Cerniglia inizieremo un percorso in cui saremo più efficaci ed efficienti”.

    Continua...
  • Rete Consumatori Lazio, l'apertura di Enrico Cinotti

    • 27/01/2017

    Enrico Cinotti: finalmente un’iniziativa che cerca di far sintesi in un movimento frastagliato e diviso


    “È sempre un piacere, per chi da vent'anni si occupa di informazione nel mondo dei consumatori, presentare un'iniziativa che si pone come sintesi, come aggregazione anche attiva, rispetto a quello che molto spesso all'esterno viene visto come un movimento molto frastagliato, diviso, a volte poco capace  di incidere sui temi a livello politico ma – anche e soprattutto sul territorio locale e nazionale – sulla legislazione per i consumatori”. Con queste parole Enrico Cinotti, vice direttore de Il test Salvagente, ha aperto l’evento con cui Rete Consumatori Lazio si è ufficialmente presentata ad istituzione e media. Cinotti ha coordinato tutti i lavori, stimolando i relatori e portando spunti di riflessione di chi è sempre “sul pezzo”. 

    Continua...
  • Rete Consumatori Lazio, l'intervento di Fabrizio Santori

    • 27/01/2017

    Fabrizio Santori plaude all’iniziativa Rete Consumatori Lazio “L’eccessiva frammentazione rende difficile raggiungere gli obiettivi”

    Fabrizio Santori, consigliere regionale FDL ritiene “fondamentali” le associazioni dei consumatori per la tutela dei cittadini. L’eccessiva frammentazione delle rappresentanze consumeristiche, tuttavia, rende spesso difficile il raggiungimento degli obiettivi che si propongono. I cittadini sono spesso abbandonati dalle istituzioni e la politica è carente nel dialogo e le associazioni di consumatori sono lo strumento per scardinare determinati meccanismi dannosi per le persone. Massimo sostegno, dunque alle realtà del Lazio che hanno deciso per una strada di coesione da parte di chi – insieme al Movimento 5 Stelle – si è fatto promotore nel 2014 di una proposta di legge (che ancora sta seguendo il suo iter) proprio a supporto di una minore disgregazione del mondo consumeristico, valorizzando quelle associazioni che faticosamente cercano di dare un reale contributo di tutela della cittadinanza. “Una unione di associazioni come questa sicuramente aiuta la politica ed il confronto diretto. Da parte mia ci saranno sempre ascolto ed attenzione” ha concluso Santori.

    Continua...