Sisma 2016: ancora parole prima del fare

Sisma 2016: ancora parole prima del fare

  • 14/07/2017

(Cronaca di una esperienza diretta)

Nelle ultime settimane le notizie su quotidiani, nelle radio o nei telegiornali delle diverse testate – fatta qualche rara eccezione – non fanno altro che ripetere che si stanno risolvendo tutti i problemi delle zone terremotate (quattro Regioni)  e che siamo finalmente nella fase di recupero sociale ed economico. Forse perché lo stesso Presidente della Repubblica non fa altro che ripetere che “la ricostruzione delle zone terremotate è una PRIORITA’ per il Paese”!
Purtroppo la realtà è molto diversa.
Chi come me è stato e continua quasi settimanalmente ad andare nelle zone terremotate sa quanto questo sia totalmente lontano dalla realtà, e che le notizie sui mass media rappresentano una costante ed esemplare manipolazione dell’informazione, a volte tanto efficace da convincere anche chi ne è coinvolto direttamente.
Sono tante le notizie su innumerevoli iniziative solidali, gesti di altruismo, raccolte fondi, regali e denaro che giungono da tutto il mondo: fiumi di inchiostro per parlare di concerti ed eventi per promuovere un territorio massacrato dalla furia della natura.


E questo solo per non parlare (solo a titolo di esempio):
•    Di macerie da rimuovere che stanno ferme da mesi e nessuno le tocca: a distanza di 10 mesi qualcuno ha finalmente preso la decisione che è la Regione a doversene occupare. Ci sono voluti 10 mesi per capirlo?
•    Di una viabilità compromessa e lasciata così, ad impedire ogni velleità di rinascita per le attività economiche e turistiche (ne è testimone la minaccia degli agricoltori di Castelluccio di impedire a oltre 300.000 turisti di vedere la fioritura);
•    Di strutture abitative di emergenza per i terremotati che dovevano essere pronte prima per Pasqua 22017, poi per maggio, poi per 30 giugno e adesso non si sa per quando, nel momento in cui gli stessi stanno ricevendo lo sfratto dagli alberghi dove dimorano attualmente, divenendo di fatto dei “pacchi”. Per non parlare dei costi di costruzione di tali strutture: costo a mq di circa 1.070,00 euro ai quali aggiungere i costi per le piazzole, le opere di urbanizzazione e le successive opere di smantellamento per il ripristino dei luogi. Bastano 2.500,00 euro a mq? Circa 100.000,00 euro per una “casetta” di 40 mq?
•    Di cimiteri lasciati abbandonati alle intemperie con bare distrutte, con alcune SAE (strutture abitative di emergenza) che hanno una vista panoramica sulle bare a pezzi e sui contenuti;
•    Di allevamenti, di agricoltura ferma, di fabbriche che non possono riaprire;
•    Dei  suicidi, della depressione, della disperazione di chi ha visto stravolgere la sua vita e non vede nulla per poter recuperare, ripartire, avere un futuro almeno alternativo;
•    beni culturali da mettere in sicurezza, di migliaia di opere d’arte chiuse negli armadi dei depositi che non si sa quando verranno ritirate fuori;
•    Di piena ed evidente contraddizione sulle poche scadenze stabilite: il 31 luglio 2017 viene indicata come data ultima per le richieste di riparazione delle abitazioni che hanno subito danni lievi: peccato che non si è tenuto conto che difficilmente entro questa data saranno completati gli studi di microzonazione sismica di terzo livello, anche se con fondi aumentati (6,5 mln). Il risultato: chi ha una abitazione con esito agibilità B/C  rischia di ristrutturare con soldi pubblici ma di restare isolato nel caso in cui i risultati della microzonazione spingessero a ricostruire in una zona diversa!;

E’ anche vero che i diversi decreti – poi convertiti in legge con notevole dispendio di tempo e soldi dei nostri “rappresentanti” – hanno anche previsto la costituzione di strutture definite  prioritarie «per l'esercizio delle funzioni di indirizzo e coordinamento dell'azione strategica del Governo connesse al progetto "Casa Italia"», con una dote di 1,3 milioni per il 2017 e 2,512 per il 2018 per n. 3 Dirigenti di livello generale, 4 Dirigenti di livello non generale, 24 dipendenti: sono soldi buttati che contribuiranno ad ingrassare le tasche della Presidenza del Consiglio e ad aumentare la burocrazia?

Eppure dovrebbe essere evidente a tutti che le popolazioni delle quattro Regioni colpite dal sisma di agosto ed ottobre 2016 stanno vivendo momenti molto difficili non tanto per il trauma ripetutamente vissuto, ma per il dramma che stanno quotidianamente vivendo a causa dei troppi ritardi e delle inadeguatezze amministrative che stanno portando il Centro Italia allo spopolamento. Ritardi ed inadeguatezze amministrative che meritano attenzione per l’obiettiva gravità e per le ragioni di fondo, per così dire di filosofia politica, per cui la politica ed il Governo non sono in grado di affrontare le urgenze del momento.

Tutti noi abbiamo ancora una viva memoria della ricostruzione delle località dell’alto Friuli distrutte o danneggiate dai due terremoti del 1976 – per non citare il terremoto dell’Irpinia del 1930 -, ma sembra che questa memoria difetti in chi dovrebbe gestire il processo di ricostruzione: sarebbe bastato andarsi a ristudiare quell’esperienza per capire come si sarebbe dovuto procedere per evitare gli errori che sono stati fatti: alcuni ormai irrimediabili, e altri invece cui ancora si potrebbe porre rimedio.

Il primo errore è stato quello di non aver distinto tra la fase dell’emergenza, che per natura esige una catena di comando centralizzata (in Friuli fu affidata a un commissario di governo, l’On. Giuseppe Zamberletti, che aveva pieni poteri), e la fase della ricostruzione (affidata alla Regione Friuli‐Venezia Giulia che, in quanto Regione a statuto speciale usò bene i propri estesi poteri in campo urbanistico ed edilizio), che invece funziona nella misura in cui si lascia spazio innanzitutto alle energie e alle risorse civili, sociali ed economiche dei luoghi e delle popolazioni colpite.

Teoricamente anche per il terremoto del Centro Italia sono state ripartite le competenze della gestione dell’ emergenza (Protezione Civile, Curcio) e della ricostruzione (Commissario Errani) ma qualcosa non ha funzionato dal punto di vista organizzativo e nel dialogo tra i due attori. Bastano due esempi a conferma: quello dello sgombero delle macerie e quello dell’acquisto degli alloggi provvisori. Se vi si procede in modo centralizzato e con appalti pubblici tutto diventa lento e complicatissimo. Tutto diventa invece rapido e veloce se, sulla base di preventivi accertati di spesa, si erogano rapidamente contributi ai diretti interessati.

Per quanto riguarda ad esempio le SAE, in un mercato comune di 500 milioni di abitanti come è quello dell’Unione Europea, spinte dalla forza del mercato tutte le “casette” che occorrono avrebbero potuto arrivare rapidamente nei comuni terremotati del Centro Italia insieme a tutte le stalle prefabbricate e le altre strutture tecniche occorrenti.

La ricostruzione in quei luoghi avvenne non a colpi di commissari governativi, ma dando tutto il sostegno possibile alla volontà delle famiglie di ricostruire o riparare di propria iniziativa le case distrutte o danneggiate.                           

Antonio Caricato
Vice Presidente
KONSUMER ITALIA