GÖTTERDÄMMERUNG ovvero La Caduta degli Dei - VOLKSWAGEN, Consumatori e l’Etica

  • 29/11/2015

Eccoci alle solite con un altro esempio di malaffare: lo scandalo della Volkswagen il cosiddetto “dieselgate”,


che ci impone una riflessione più approfondita sulle motivazioni che spingono i consumatori verso marchi e prodotti reputati di grande serietà ed affidabilità sia funzionale che regolamentare. Ebbene, il problema che ha scosso il mondo delle automobili è qualcosa di importante e di inatteso, ma anche di naturale prassi commerciale che il mondo contemporaneo del capitalismo di sottrazione ci impone ormai da circa tre quarti di secolo.

Lasciando alle cronache dei giornali i risvolti del caso, che tra l’altro dopo l’iniziale “scoop” sembra essere rientrato in maniera vergognosa, io qui vorrei fare solo alcune considerazioni sulla realtà del mondo contemporaneo concernente la relazione che unisce nel mondo commerciale la relazione tra produttori e consumatori per analizzarne anche le cause che determinano queste situazioni, i conflitti di interesse ed i confini etici sconsideratamente travalicati, derivanti da una attività truffaldina inspiegabile ed ancora non bene identificata. E’ un colpo durissimo a un simbolo della Germania, in cui la Volksvagen, nata come idea del Reich di un nuovo tipo di “comunità di lavoro”, è divenuta il simbolo della rinascita postbellica dell’industria tedesca che puntava soprattutto ad una affidabilità seria e autorevole; ad un nuovo modello produttivo che divenisse, sinonimo di qualità e di concertazione; il tutto nella prospettiva di un rilancio del Paese completamente distrutto da una insana guerra, attraverso la ricostruzione democratica guidata dalla volontà di riscattarsi: questo disegno è stato vanificato.

Adesso qualcuno dice che riparare il danno sarà difficilissimo perché nessuno poteva aspettarselo da un’azienda e da un sistema-Paese privo di strutture criminali. Invece è proprio da lì che è nata una sofisticata “struttura di peccato” un sistema di “truffa organizzata” in cui la brama di profitto e la sete di potere hanno accecato i vertici di quell’azienda, da sempre e da tutti reputata simbolo della tecnica attendibile e dell’uso responsabile ed ecologico di ogni tecnologia. Credo che sia ancora da scoprire chi sia stato il promotore che ha escogitato questo piano distruttivo fondato da un lato sulla concorrenza sleale e dall’altro sul danno ambientale a scapito non solo dei singoli consumatori ma dell’intero pianeta.

La mia idea resta comunque che abbiano commissionato questo sistema ad un ingegnere creativo proveniente da un Paese affacciato sul Mediterraneo! chissa’ il futuro forse ce lo saprà dire! Certo questa scelta che può sembrare folle, in realtà, a mio avviso, deriva dal germe di superiorità che si annida da sempre nello spirito tedesco e che ne ha determinato la continua sconfitta. Non dimentichiamo però che anche nel passato si sono avute da parte delle industrie di questo Paese alcune grosse delusioni come nel gennaio 2011 quando ci fu la notizia della contaminazione da diossina della filiera agro-alimentare in Germania che impose alle autorità regionali di chiudere oltre 4.700 allevamenti avicoli, avendo riscontrato negli animali tenori di diossina superiori ai limiti ammessi.

Il 6 gennaio del 2011 infatti fu emanato il comunicato che “4,709 aziende e imprese agricole – delle quali, 4.468 si trovano in Bassa Sassonia, nel Nord-Ovest del Paese – sono già state sottoposte a ordine di chiusura”. http://www.ilfattoalimentare.it/in-germania-scoppia-un-nuovo-scandalo-diossina-nei-mangimi-per-polli-e-maiali.-scatta-lallerta-europ.html e anche in quel caso ci fu ciò che si è avuto attualmente alla Volkswagen: Il “cocktail” micidiale della frode criminale da un lato e l’inefficace comunicazione delle autorità regionali dall’altro. E anche se il sistema europeo per il controllo della sicurezza alimentare funziona bene non è riuscito a dare i risultati adeguati perché non sono stati applicati con scrupolo i regolamenti sull’igiene e sicurezza dei prodotti alimentari (reg. CE n. 852/04), (reg. CE n. 853/04), sui controlli pubblici ufficiali (reg. CE n. 882/04) e i controlli sulla filiera animale (reg. CE n. 854/04) e sui mangimi (CE n. 183/05) e avvisare come è previsto tempestivamente il sistema i allerta europeo Rasff.

Ma una cosa mi manca: che cosa fecero i consumatori di fronte a questa notizia affinché certi episodi non si ripetessero più? Possiamo ancora trovare navigando su internet che “La Germania non è purtroppo nuova a ritardi nelle segnalazioni all’Europa delle allerta che da casa propria dilagano altrove: nel 2006 fu il caso delle carni surgelate di kebab, ri-etichettate e vendute mesi-anni dopo il termine di durabilità. http://www.spiegel.de/international/rotten-meat-scandal-german-meat-distributor-hangs-himself-a-435457.html.

Anche in quel caso il Governo tedesco, anziché scusarsi, chiese all’Europa regole più severe.” Ma non finisce qui, ricordiamo anche i problemi delle microplastiche prodotte dalla Bayer che “è uno dei maggiori produttori mondiali di plastica. Nel solo settore dei TDI la sua fetta di mercato è del 25%. La BAYER è il maggior produttore europeo di policarbonati. Un prodotto particolarmente irresponsabile della BAYER è la microplastica, venduta col nome commerciale di BAYCUSAN, che viene usata nella produzione di cosmetici, detersivi e gel per doccia. In passato, al suo posto, si usavano semi tritati che sono completamente biodegradabili. http://www.cbgnetwork.org/6096.html ; inoltre sempre sulla rete possiamo apprendere altre malefatte, da far venire i brividi, di questa industria seguendo una intervista al Prof. Peter Gøtzsche, direttore del Nordic Cochrane Center e autore di "Farmaci che uccidono e crimine organizzato. “La nostra coalizione ha monitorato la BAYER per oltre 30 anni. Dall'Eroina al Baycol, la compagnia si è resa responsabile di molti scandali farmaceutici. Qual è la sua esperienza con la BAYER?

Come le altre grandi compagnie farmaceutiche, la BAYER è impegnata nel crimine organizzato, che include corrompere i medici e commettere frodi come quella dei prezzi eccessivi praticati a Medicaid. Durante la seconda guerra mondiale la BAYER faceva esperimenti sui prigionieri dei campi di concentramento. Una lettera del tempo testimonia che il lager di Auschwitz vendette 150 donne prigioniere alla BAYER per 170 Marchi l'una. La BAYER scrisse poi al comandante del lager spiegando: "Gli esperimenti sono stati completati e tutte le persone sono morte. Torneremo presto a rivolgerci a voi per un altra consegna". Alcuni esperimenti condotti sui prigionieri dei campi di concentramento dalle compagnie farmaceutiche tedesche, consistevano nell'iniettare loro il tifo per via intravenosa e poi usare vari farmaci per vedere se funzionavano.
Nel 2008, la BAYER e l'Ospedale Universitario di Colonia, iniziarono una stretta collaborazione. Abbiamo cercato di ottenere una copia dell'accordo, ma entrambe le parti si sono rifiutate di mostrarcela. Lei è d'accordo sul fatto che queste cooperazioni segrete porteranno a una ricerca medica dettata solamente dal profitto?

Sono molto contrario a questi accordi di collaborazione perché la storia dimostra che ciò che avviene quasi sempre è che la compagnia riceve sia i guadagni che il credito di tali "cooperazioni", mentre il contribuente è destinato a pagare il conto rimborsando farmaci eccessivamente costosi. E' forse accettabile fare accordi con un'industria le cui azioni sono spesso criminali e che, per puro profitto, causa la morte di un così grande numero di pazienti? La ricerca clinica dovrebbe essere fatta del tutto indipendentemente dall'industria farmaceutica, non in collaborazione con essa. Nella sanità non dovrebbero esistere gli accordi segreti. Dovreste portare l'Ospedale Universitario di Colonia in tribunale o protestare presso il garante o i vostri politici.” http://www.cbgnetwork.org/5846.html; Questo della VW però è solo l'ultimo capitolo di una serie di scandali che hanno colpito la Germania negli ultimi anni.

Basta confrontare la pagina web http://www.ilgiornale.it/news/mondo/lefficienza-tedesca-non-mai-esaistita-1174395.html che racconta che prima del dieselgate c'è stato il disastro della compagnia Germanwings. Il cui pilota era psicotico incontrollato. Nel settore dei trasporti nel 2001 è finito nella bufera il servizio ferroviario tedesco. Tre manager della compagnia vennero arrestati per tangenti e appropriazioni indebite. Secondo gli inquirenti all'epoca i tre dirigenti intascarono milioni di marchi grazie alle tangenti pagate da ditte e privati. All'inizio degli anni 2000 il settore agro alimentare venne colpito dallo scandalo dei polli e meno di dieci anni dopo, nel 2011, l'industria del pollame tedesco è finita, di nuovo, al centro della cronaca per migliaia di allevamenti contaminati con diossina di cui abbiamo già parlato. Ma si legge ancora sulla pagina del Giornale “Dopo trasporti e alimentazione è caduto anche il mito della Bundesliga, il massimo campionato di calcio tedesco. Nel 2007 la procura di Bochum iniziò a indagare su presunte irregolarità nelle partite e si scoprì che oltre 69 incontri di calcio erano stati manipolati in Germania.

Il giro di affari si aggirava intorno ai 12 milioni di euro tra arbitri e dirigenti sportivi. Le indagini portarono all'arresto di 347 persone. E gli esempi potrebbero continuare. "Ma ciò che è ancor più strabiliante è l’affermazione che viene fatta e che mette l’industria tedesca in una luce ancor più fosca di quanto si possa pensare“.

Uno studio della società di consulenze At Kearney ha calcolato i valori dell'economia sommersa (criminale e non criminale) in Europa ed è venuto fuori che la Germania vince in questa particolare classifica. L'economia sommersa tedesca vale infatti 351 miliardi di euro, pari alla somma di quella di Belgio, Svezia, Irlanda, Austria e Gran Bretagna e supera di 20 miliardi quella italiana. Non va meglio nell'organizzazione degli eventi. Nel 2005 non furono poche le polemiche intorno all'organizzazione della Giornata mondiale della gioventù a Colonia. La polizia accusò gli organizzatori di inefficienza e poca preparazione. Non solo.

Pellegrini e stampa internazionale accusarono l'organizzazione tedesca di averli stipati nel fango, con le ambulanze che faticavano a intervenire dove necessario e con autobus in coda per più di dieci ore.” Senza voler infierire ancora, ma solo per richiamare la coscienza di tutti da ultimo pensiamo alle morti della Thyssen-krupp avvenute in seguito all’incidente nella notte tra il 5 ed il 6 del 2007 quando 7 persone sono state vittime di mancate misure di sicurezza dovute a “estintori scarichi, telefoni isolati, idranti malfunzionanti, assenza di personale specializzato. Non solo: alcuni degli operai coinvolti nell’incidente lavoravano ininterrottamente da dodici ore, avendo accumulato quattro ore di straordinario. Lo stabilimento Thyssen di Torino era in via di dismissione: emerge che da tempo l’azienda non investiva adeguatamente nelle misure di sicurezza, nei corsi di formazione.” http://www.ilpost.it/2011/04/16/la-storia-del-rogo-della-thyssenkrupp/

ETICA

Concluderei questa mia amara riflessione, che vorrei portare alla coscienza di ciascun consumatore che si lascia imbonire dal “mito tedesco”, con una considerazione importante: se i consumatori non apprendono le regole dell’etica, vale a dire quel sentimento che rivolto a perseguire il bene comune fonda la propria azione sulla dignità dell’uomo, continueremo a correre dietro alle chimere. Credere che basti la legalità ed il rispetto delle regole, credere che le cose siano buone solo perché vengono presentate in maniera accattivante o psicologicamente convincente non basta.

Il consumatore ha la responsabilità di informarsi e formarsi sulle direttive etiche che rispondono a canoni comportamentali precisi e che superano la legalità perché entrano nello spazio umano della dignità che reclama non il semplice rispetto delle regole, bensì la coscienza del rispetto delle regole.

Se non si richiede una espressa coscienza comportamentale, non solo al produttore, ma anche al consumatore, ci troveremo sempre punto e a capo.

Allora il consumatore deve pretendere che la coscienza etica del produttore e del distributore, non risponda soltanto ai canoni legali dettati almeno in italia dalla legge 231/91, ma che si pretenda una effettiva presa di coscienza sui quattro momenti importanti che certificano il comportamento etico:

1) la competenza professionale;
2) la conoscenza dei limiti etici della propria funzione;
3) la trasparenza;
4) la censura sociale.

Solo in questo modo avremo un cambiamento vero perché se noi andiamo a cercare nelle pubblicità di tutte le imprese che abbiamo citato, troviamo che ciascuna di esse ha un proprio codice etico e non ultima la Volkswagen che nel suo, alla pagina 19, la cui traduzione italiana da me fatta, recita espressamente: “Sviluppiamo , produciamo e distribuiamo in tutto il mondo automobili con l’obiettivo di salvaguardare la sicurezza personale nella mobilità. Noi portiamo la responsabilità per il continuo miglioramento delle le prestazioni ambientali dei nostri prodotti e la riduzione dell’utilizzo delle risorse naturali tenuto conto degli aspetti economici. Perciò costruiamo tecnologie sempre più perfezionate rendendole disponibili in tutto il mondo e utilizzabili per l'intero ciclo di vita dei nostri prodotti. Noi ci sentiamo Partner coinvolti in tutte le sedi sociali e politiche per plasmare uno sviluppo sociale e ambientale positivo, sostenibile e durevole.

Ognuno dei nostri collaboratori riceve le giuste indicazioni per impiegare con naturale parsimonia ed appropriata razionalità l’equo utilizzo delle risorse al fine di garantire che le sue attività abbiano il minor impatto possibile sull’ambiente. > http://goo.gl/ETBcfB

Concluderei dicendo… alla luce di quanto sopra dove si colloca la visione etica del nostro consumatore?

Prof. Romeo Ciminello

Prof. Romeo Ciminello