La questione RCAuto - e Moto - di Riccardo Matesic

  • 03/09/2015

La questione RCAuto - e Moto - di Riccardo Matesic

A otto anni dalla nascita del risarcimento diretto, il sistema assicurativo italiano della responsabilità civile legata alla circolazione dei veicoli è ancora in cerca di stabilità.


 

Per le auto sono arrivati i primi cali dei premi, è vero, ma per i mezzi a due ruote l’assicurazione resta un incubo.

Nel primo trimestre 2015, il premio medio corrisposto per la RCAuto è stato di 457 euro, con il 57% degli italiani che ha speso oltre 412 euro. Rispetto al trimestre precedente, la variazione è del -3,7%, mentre rispetto allo stesso periodo del 2014, siamo al -7,8%. Per provincie, la variazione annuale parla di -7,5% a Milano, -7,1% a Bologna, -7,4% a Roma, -8,3% a Napoli e -6,6% a Palermo.

Sono questi i valori fotografati dalla statistica periodica dell’IVASS (l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni) sui premi pagati dai guidatori italiani: Numeri incontrovertibili dunque, perché non si parla di listini, ma di premi effettivamente pagati.

Dunque, a parte il paradosso dei mezzi a due ruote, di cui parliamo più avanti, i costi assicurativi confermano l'andamento al ribasso iniziato già da un paio d'anni. Dall'Ania però si mettono le mani avanti, avvisando che i volumi di traffico su strada sono tornati a crescere, e con essi i sinistri. Insomma, dal 2016 potrebbe arrivare una nuova inversione di tendenza, con tariffe nuovamente in crescita.

Ma qual è lo stato di salute delle assicurazioni italiane? Ottimo si direbbe. Nella sua relazione annuale, il presidente dell'Ania, Aldo Minucci, ha affermato che la raccolta premi nel 2014 è stata in decisa crescita: 143 miliardi di euro.

In particolare, è cresciuto fortissimo il ramo vita, che da solo ha significato 110 miliardi, con un incredibile +30% rispetto al 2013. I restanti 33 miliardi di premi raccolti sono arrivati però dal ramo danni, che, al contrario, ha accusato un calo del 2,7%, dovuto principalmente -dice Minucci- alla riduzione delle tariffe RCAuto.

Ed è questo che ci lascia interdetti: l'utile generato dai 110 miliardi raccolti dalle polizze vita è stato di 3,5 miliardi, mentre quello ottenuto dai “soli” 33 mld del ramo danni è stato di ben 2,5 miliardi. Non c'è proporzione, vero? Infatti il nostro presidente, Fabrizio Premuti, subito dopo la presentazione dei numeri ebbe a dire che: “se dal ramo RCAuto le compagnie hanno tratto un guadagno di 1,6 miliardi di euro, superiore al 10% della raccolta premi, siamo di fronte a un utile speculativo”.
Aggiungendo poi che questa anomalia si può combattere solo con strumenti legislativi.

La necessità di una riforma.

A una riforma del Codice delle Assicurazioni sta pensando il Governo, con il disegno di legge Concorrenza, che riprende buona parte del lavoro fatto in passato dalle commissioni parlamentari.
In una fase in cui il testo allo studio è ancora suscettibile di cambiamenti, il giudizio sull'operato dell'Esecutivo per ora è positivo dalla maggior parte degli addetti ai lavori. In particolare, piace il riconoscimento del valore probatorio dei dati contenuti nelle scatole nere (ma resta il nodo su chi dovrà pagarne i costi d'installazione), l'incentivo al risarcimento in forma specifica (la clausola che sostituisce il risarcimento pecuniario con la riparazione del veicolo presso un carrozziere convenzionato) e il divieto di cessione del credito del sinistro a professionisti specializzati nel gonfiare i costi all'inverosimile.

Da parte dell'Ania si chiedono però provvedimenti più forti per contrastare le frodi assicurative. 90 giorni di tempo (contro gli attuali 2 anni) per denunciare un sinistro. Il divieto di aggiungere testimoni, se non citati immediatamente in fase di denuncia. E si ribadisce l'esigenza, attesa ormai da oltre 8 anni, di una tabella dei risarcimenti delle microlesioni. Quelle fino a 9 punti di invalidità. Perché in assenza, i tribunali troppo spesso stabiliscono importi troppo elevati.

Questo dell'entità dei risarcimenti è un tema molto scottante anche per il caso estremo dei sinistri gravissimi, quelli con perdite umane. Già in passato il presidente Minucci aveva sottolineato l'anomalia italiana: per un morto sulla strada, l'ordinamento assicurativo italiano prevede che, in assenza di congiunti più stretti, anche una sconosciuta lontana cugina australiana possa reclamare un cospicuo risarcimento. Una cosa che non succede negli altri paesi. E non ha torto l'Ania a denunciarlo, se è vero che da noi un morto su strada viene risarcito ai familiari il quadruplo della media UE e addirittura dieci volte più che in Germania.

Il paradosso delle due ruote.

Parlare di assicurazioni e di mezzi a due ruote porta a dipingere i contorni della follia del sistema assicurativo italiano nel settore della responsabilità civile per la circolazione di veicoli.
Al di là dell’analisi dell’IVASS, che per il settore motociclistico prende in considerazione sole le ridotte cilindrate (poco indicative), in Italia una rilevazione specifica, sebbene meno capillare ed accurata, la conduce la rivista Dueruote, che analizza i prezzi di listino di tutte le principali compagnie, in tutte le provincie italiane, per 10 profili tipo. Per onestà debbo informare il lettore di essere l’autore di quell’inchiesta annuale).

Il dato emerso quest'anno ha documentato un calo sensibile, rispetto al 2014, delle migliori offerte reperibili per ogni profilo: -4,99% sul 2014. Se però si prende la media di tutti i prezzi rilevati, il discorso si capovolge: la rivista ha documentato infatti un rincaro medio del 3,95%. Insomma, a parte i pochi che sanno trovare quell'unica offerta appetibile, per gli altri sono rincari.

Il motivo è presto spiegato. Ogni compagnia, quando un motociclista ha un incidente causato da qualcun altro, per effetto del risarcimento diretto lo liquida direttamente, con una spesa spesso elevata, visti i costi dei ricambi delle moto, e visto che spesso i motociclisti riportano anche danni fisici.

Quei soldi la compagnia del motociclista li recupera dall'assicurazione di chi ha causato l'incidente. Ma non lo fa presentando il conto. Percepisce piuttosto un forfait per i danni del mezzo e uno per i danni fisici dei trasportati. Dai 3.500 ai 4.100 euro per la moto e circa 3.700 per i trasportati (le cifre variano in funzione della zona geografica e di altri coefficienti). Questo significa che spesso l'incidente di un motociclista causato da altri utenti della strada, per la sua compagnia si riveli un costo. Perché le spese superano i forfait.

Considerando che i motociclisti nel 60% dei casi sono vittima di altri guidatori, ecco spiegato perché sono invisi a molte compagnie, che li tengono lontani con tariffe artificiosamente alte. A meno di selezionare il cliente, scegliendo quello molto esperto, che sa stare alla larga dai guai, il motociclista per l'assicurazione è un costo!
Per risolvere questa anomalia basterebbe abolire i forfait e tornare ai rimborsi fra compagnie a piè di lista. Proprio quello cui sta pensando l'Ivass, che ne sta discutendo a un tavolo aperto con i consumatori.

L'opera importante dell'Ivass.

Dunque l'Istituto di Vigilanza sta lavorando anche sull'ordinamento assicurativo, con un'azione normativa e la messa a punto di vere e proprie proposte legislative per Governo e Parlamento.
Recentemente ha introdotto delle modifiche al sistema dei forfait per ovviare a certe distorsioni che favorivano le frodi. E ora, come detto, sta valutando la possibilità di modifiche ancora più profonde.

Così come sta lavorando a una rivisitazione del meccanismo del Bonus-malus, volta a ridare efficacia a un sistema oggi superato; perché la maggior parte dei guidatori ormai sono in prima classe.

Di già pronto c'è l'Archivio Integrato Antifrode (AIA), un archivio informatico che mette in comunicazione oltre dieci banche dati; e che appena sarà operativo permetterà di meglio individuare le possibili truffe, visto che uno specifico software segnalerà i testimoni di professione e le ricorrenze anomale di nomi e sinistri. Per funzionare però dovrà essere consultato dalle compagnie, e fa male sentire il presidente dell'Ivass, Salvatore Rossi, denunciare che alcune compagnie debbono ancora adeguare le loro infrastrutture informatiche per accedere a informazioni così importanti.

Infine una denuncia, lanciata ancora una volta dal presidente dell'Ivass. L'attività di vigilanza dell'Ente al momento è prevalentemente di tipo punitivo, con una gran quantità di procedimenti e di multe irrogate, sia agli intermediari sia alle compagnie.

“Colpa di un apparato normativo vecchio” dice Rossi, che preferirebbe avere le risorse per convertire l'azione dell'Istituto da lui guidato in una vigilanza preventiva. Del resto, continua il presidente, le sanzioni sono assai inefficaci. Gli intermediari spesso non pagano. Mentre per le assicurazioni, non potendo incentrare l'azione sugli amministratori responsabili di condotte censurabili, come invece succede nel settore bancario, si finisce per erogare multe percentualmente trascurabili sul fatturato alle compagnie. Che le mettono a bilancio come voci di costo, scaricandole sui prezzi.

E gira gira si torna sempre lì: serve un intervento politico deciso, per riportare le tariffe assicurative italiane al livello di quelle degli altri paesi europei. Un intervento che deve necessariamente essere coordinato con tutte le parti in causa, mediando fra le esigenze di tutti  e creando finalmente un sistema assicurativo efficiente e che non lasci spazio agli interessi particolari o, peggio, alle derive truffaldine di una minoranza di assicurati disonesti che danneggiano la collettività.

Diversamente, l'Italia resterà il paese dove l'assicurazione converrà proprio a loro; a quei furbi che vivono sulle spalle dei milioni di assicurati onesti.

Riccardo Matesic
Giornalista, responsabile di “Konsumer a due ruote" e Presidente dell'Associazione senza fine di lucro GuidaSicuraMoto.