1 Milione e 300 mila famiglie sono sovraindebitate

  • 26/09/2014

Quasi una famiglia su tre risulta aver contratto passività finanziare nell’ultima decade: se nel 2000 i nuclei sovraindebitati erano stimabili in circa 190 mila unità (0,9% del totale), nel 2012 se ne registrano 1 milione e 300 mila (pari al 5,4% del totale) e le proiezioni al 2013 segnalano un peggioramento fino ad un 5,6% di famiglie sovraindebitate. Sono solo alcuni dei dati allarmanti diffusi dalla Banca d’Italia e analizzati ieri presso il CNEL, nel corso del III Workshop promosso dall’Associazione Pro.Seguo: “Il sovraindebitamento: la Legge c’è ma non basta”. Sotto esame la Legge 3/2012, nata più di due anni fa per affrontare casi di usura, estorsione, e crisi da sovraindebitamento.


 «Esistono due condizioni per individuare le famiglie sovraindebitate – spiega il Dott. Carlo Milani, economista e consulente di Pro.seguo ?: il patrimonio disponibile nel breve periodo non è sufficiente a coprire le passività (patrimonio netto negativo); il disavanzo tra patrimonio e passività  precedentemente determinato è superiore al 30% del reddito annuo della famiglia». È il Nord l’area maggiormente sovraindebitata, a causa del maggior accesso al credito negli anni passati. Risultano tra i più indebitati: le famiglie con a capo un maschio (maggior propensione al rischio, separazioni), i lavoratori dipendenti e i soggetti senza una condizione lavorativa (pensionati e disoccupati), i nuclei familiari più giovani. Un dato apparentemente in controtendenza è quello sulla diminuzione dell’indebitamento delle famiglie dal 2006 ad oggi: «È un fenomeno particolarmente allarmante  ? sottolinea il Prof. Maurizio Fiasco, sociologo e membro del Consiglio Direttivo di Pro.Seguo ? perché vi corrisponde un sovraindebitamento delle famiglie. Infatti, accanto a famiglie che preferiscono rinunciare ai consumi ed evitare di indebitarsi, ci sono tantissime persone che non riescono più ad uscire dalla spirale dei debiti».

Per affrontare un disagio che rischia di portare una persona verso l’esclusione sociale, una legge c’è ma non è ancora efficiente: «Ci sono pochissimi procedimenti attivati» – sottolinea l’Avvocato Paola Moreschini, del Consiglio Direttivo dell’Associazione,  perché «mancano i decreti attuativi, il Regolamento degli organismi di composizione della crisi e, soprattutto, l’informazione e la formazione, anche tra coloro che dovrebbero attuare la Legge» ? specifica il Presidente di Proseguo, Donata Monti (per leggere l’intervista a Donata Monti clicca qui). La norma, che riparte dalla Legge 108/96 (quella che aveva istituito presso il MEF il Fondo di prevenzione dell’usura) contiene novità significative, a partire dal parziale superamento del principio della soggezione di tutti i beni del debitore, presenti e futuri, alle azioni dei creditori (art. 2740 c.c.). Un principio che da un lato tutela gli interessi dei creditori e dall’altro le esigenze solidaristiche di equità sociale. Sono state anche introdotte due importanti distinzioni: tra debitore-imprenditore sopra e sotto la soglia della fallibilità; tra debitore civile e debitore commerciale (e di riflesso anche tra creditori soggetti o no alla par condicio creditorum). Un’ulteriore specifica riguarda la distinzione tra piccolo imprenditore (che può usufruire dell’accordo di “composizione della crisi” e della “liquidazione del patrimonio”) e consumatore (che può avvalersi di un’ulteriore procedura definita “piano del consumatore”). Sono nuove disposizioni che introducono il principio di debito responsabile (da interpretare in parallelo con il principio di credito responsabile), con l’obbligo per gli intermediari finanziari di verificare la “meritevolezza” del cliente. Quello di “meritevolezza” è un concetto arbitrario che lascia l’interpretazione al magistrato di appurare l’origine del sovraindebitamento e di stabilire se sia stato o meno determinato da fattori esterni (perdita del lavoro, morte del capofamiglia, malattia, etc.). In questo caso, se esiste la reale impossibilità di pagare, il Giudice può annullare il debito con la “esdebitazione”. L’avvocato Moreschini indica tre procedure per raggiungere l’accordo con i creditori per la ristrutturazione del debito: «il tetto del 60% dei crediti; l’eventuale omologazione dell’accordo da parte del Tribunale; la vincolatività dell’accordo omologato per tutti i creditori». E ricorda anche che gli organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento «per legge devono essere costituiti da enti pubblici, da organismi di conciliazione delle Camere di Commercio, dai Segretariati Sociali dei Comuni, dagli Ordini professionali degli avvocati, dei commercialisti e dei notai». Gli organismi hanno anche il compito di accompagnare il soggetto per verificarne i comportamenti successivi («le Fondazioni anti-usura già lo fanno attraverso il Fondo di prevenzione  – specifica Donata Monti – mentre sono state escluse dalla legge 3/2012, forse per evitare l’allargamento ad altri soggetti privati. Essendo riconosciute dal MEF e avendone le competenze, si sarebbe potuta fare un’eccezione»).

Tra i molti punti critici individuati nella Legge 3 del 27 gennaio 2012, non è sfuggita la difficoltà di menzionare la famiglia in qualità di destinataria dei servizi e delle opportunità offerte. Si sofferma su questo aspetto il Senatore  Giorgio Santini, sindacalista e membro della 5ª Commissione permanente (Bilancio): «Dobbiamo cercare di affrontare i punti critici della legge. Paradossalmente le famiglie rischiano di essere un parente povero nella questione dell’indebitamento, un tema che la politica sta affrontando da qualche anno in particolare in relazione ai debiti della P.A. verso le imprese. Però, il concetto di famiglia fa molta fatica ad entrare nell’ordinamento. Anche nel decreto degli 80 euro ci sono dei paradossi, come famiglie in cui si lavora in due e ricevono entrambi il beneficio, mentre altre in cui lavora una sola persona che supera di poco la soglia stabilita dove i soldi non vengono presi. C’è l’impegno di tenerne conto, proprio nell’incipit del decreto stesso.  Segnalo che la BCE sta inviando dei crediti da destinare alle famiglie». Il Senatore dice la sua anche sul merito delle procedure previste dalla norma: «Penso che la riforma della spesa pubblica vada qualificata, così come credo che debbano essere qualificati gli enti esistenti. Per esempio, le Camere di Commercio andranno incontro a semplificazioni e ristrutturazioni; l’idea di coinvolgere i Segretariati dei Comuni mi sembra buona. Il principio di affidare ad organismi di garanzia dei crediti, come la Cassa Depositi e Prestiti, il compito di gestire controversie legate all’indebitamento sta venendo fuori, ed è positivo». In conclusione, il Sen. Santini si congeda con una promessa: «Il tema del sovraindebitamento è di grande rilevanza anche nel medio periodo, mi prendo l’impegno di portarlo all’attenzione dei colleghi parlamentari».

Andrea Scandura

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