Plastica, Corepla e lega Ambiente presentano i dati 2015

  • 16/05/2016

Aumentano raccolta differenziata e riciclo plastica. Bene, ma non sarebbe meglio smettere di produrne?
Corepla e Legambiente presentano i dati 2015


Di Alessandra Schofield
La progressiva estensione del differenziamento dei rifiuti su tutto il territorio nazionale ha consentito un notevole aumento della raccolta di imballaggi in plastica che, nel 2015, ha raggiunto circa 900.000 tonnellate (15,1 kg per abitante, ovvero 1,2 kg in più rispetto al precedente anno). Inoltre, l’’innovazione tecnologica ha consentito un sostanziale incremento del riciclo al quale sono state destinate 540.000 tonnellate di plastica; solo lo 0,8% è stato avviato alla discarica: 29 milioni di metri cubi di rifiuti in meno ed un risparmio superiore ai 9.500 GWh di energia. Sono i dati forniti lo scorso 5 maggio da Corepla – il Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica – e Legambiente, durante la seconda edizione dell’evento dedicato al tema.
Corepla prevede di toccare il milione di tonnellate raccolte nel 2017, ed il presidente Quagliolo si dice particolarmente orgoglioso dei risultati ottenuti e di un sistema che ha esteso la raccolta ed il riciclo a tutti gli imballaggi in plastica e non solo a quelli di maggior valore, come le bottiglie in pet. L’Italia può vantare, ad oggi, un tasso di riciclo del 60%, con punte d’eccellenza al 70%.
Il tema della cosiddetta “economia circolare” è da tempo all’attenzione dell’Unione Europea, che nel 2015 ha adottato un pacchetto di misure tese ad usare le risorse a disposizione in modo intelligente e sostenibile, per garantire una crescita sostenibile a sua volta. Scrive la Commissione Europea “In un'economia circolare il valore dei prodotti e dei materiali si mantiene il più a lungo possibile; i rifiuti e l'uso delle risorse sono minimizzati e le risorse mantenute nell'economia quando un prodotto ha raggiunto la fine del suo ciclo vitale, al fine di riutilizzarlo più volte e creare ulteriore valore. Questo modello può creare posti di lavoro sicuri in Europa, promuovere innovazioni che conferiscano un vantaggio competitivo e un livello di protezione per le persone e l'ambiente di cui l'Europa sia fiera, offrendo nel contempo ai consumatori prodotti più durevoli e innovativi in grado di generare risparmi e migliorare la qualità della vita”.
Secondo Stefano Ciafani, presidente Legambiente, l’Italia sta facendo passi fa gigante, soprattutto a livello territoriale; ma occorrono un quadro normativo chiaro, efficace, duraturo e lungimirante ed un lavoro congiunto da parte delle istituzioni in direzione dell’informazione e rieducazione dei cittadini e delle imprese, altrimenti si rischiano passi indietro.
Ma pur riconoscendo la positività dei risultati ottenuti sin qui, non sono mancati, negli interventi di alcuni relatori, gli inviti ad una concezione diversa e – se vogliamo – più “a monte” per quanto riguarda la realizzazione di imballaggi ad impatto 0 sull’ambiente. Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici presso la Camera dei Deputati, ha sottolineato la necessità di una coerenza tra la volontà dichiarata di superare l’utilizzo delle materie prime fossili ed i tradizionali modi di produrre energia e l’oggettiva intenzione di muoversi in questa direzione. Significativo esempio è rappresentato da Fimatex, azienda che ha introdotto un sistema naturale e biodegradabile per scolorire i jeans (il procedimento tradizionale di sabbiatura prevede l’impiego di grandi quantità di acqua e comporta per i lavoratori un alto rischio di contrarre la silicosi). Sulla stessa linea d’onda l’europarlamentare e vicepresidente Intergruppo Investimenti di Lungo Termine Simona Bonafè, prossima a presentare una proposta di legge su prevenzione dei rifiuti ed economia circolare, che ha esortato a fare di più sul piano della produzione di bioplastica.
In effetti, posto che appare di assoluta indispensabilità utilizzare e riutilizzare per tutte le volte che ciò sarà possibile gli imballaggi di plastica attualmente in circolazione, non sarebbe semplicemente questione di buonsenso smettere di produrre o acquistare una sostanza che deriva da un fossile in via di esaurimento ed altamente inquinante a causa della sua totale non biodegradabilità? Non si possono gradatamente sostituire ed eliminare gli imballaggi in plastica così come si è fatto per le buste da supermercato? L’esperienza della bottiglia bio di Acqua Sant’Anna, per esempio, recentemente portata alla ribalta da Konsumer Italia, mostra che ciò è non solo possibile, ma è attuabile senza stravolgere completamente il processo produttivo dei contenitori.